Editoriale – Le arti terapie e la salute mentale: tra assenza d’opera e recovery
La scelta di dedicare il secondo numero di Errepiesse 2026 alle arti terapie, richiede una premessa. Non si tratta tanto di privilegiare le tecniche, rischiando in partenza una inversione a 180 gradi rispetto all’esordio della rivista su modelli, determinanti sociali e organizzazione dei servizi; viceversa di integrare tecniche specifiche in progetti di cura.
Delle tecniche, dunque, probabilmente una tecnologia; resta la domanda: come situare le arti terapie nel trattamento dei disturbi mentali gravi?
Parto con una notazione storico/autobiografica, gli operatori che hanno iniziato la loro attività il decennio successivo alla introduzione della riforma psichiatrica 180/78, condivideranno che a partire dagli anni ’90, nei servizi di salute mentale, dove più, dove meno, si rinvenivano esperienze di arte terapia, di solito marginalizzate, appannaggio di alcune figure professionali, scarsamente integrate in percorsi di cura; d’altro canto si trattava di interventi le cui evidenze non consentivano la loro raccomandazione nelle Linee guida accreditate. Presenti, ma senza statuto; le Linee guida NICE del 2002 sulla schizofrenia non le citavano, inserendole nel panel degli interventi psicosociali raccomandati quasi un decennio dopo, nella revisione del 2009. Il punto è ben chiarito da Umberto Volpe quando riporta: “Un iniziale interesse verso l’uso delle arti in psichiatria in Italia si colloca alla fine dei conflitti mondiali e ha sostanzialmente seguito, nel contesto degli ospedali psichiatrici, l’orientamento internazionale dominato dalla corrente di pensiero psicoanalitica, riconoscendo al proprio interno la centralità della comunicazione non-verbale in grado di trascendere le limitazioni verbali e cinetiche dei pazienti, promuovendo l’espressione emotiva e la facilitazione dei processi creativi… Tuttavia, dopo la graduale chiusura degli ospedali psichiatrici, il parallelo spostamento verso paradigmi di psichiatria orientata alla comunità, la revisione critica dei paradigmi psicoanalitici, associata a una applicazione indiscriminata (o, più spesso, inappropriata) di tali tecniche hanno probabilmente determinato una deriva che ha trascinato le arti-terapie, come altri approcci riabilitativi, sempre più verso l’intrattenimento e sempre meno verso una vera e propria riabilitazione psichiatrica” (Volpe, 2016).
Il core degli articoli di questo fascicolo, proviene dagli interventi presentati nel Convegno: “Il ruolo delle Artiterapie nella pratica clinica: integrazione ed efficacia nei percorsi di cura”, svoltosi a Milano agli inizi dell’anno e che riporta processi ed esiti di un articolato progetto in Lombardia. Vi sono contenuti inoltre contributi provenienti da gruppi di lavoro in Lazio e Puglia: siamo convinti dell’ampia diffusione, nei servizi di salute mentale, delle pratiche di Artiterapie e formuliamo l’auspicio di ospitare nei prossimi numeri i risultati delle esperienze e ricerche.
Nell’articolo proposto dalle colleghe Melorio e Viganò, è descritto analiticamente il lavoro realizzato nell’ultimo decennio nei servizi lombardi intorno alle Artiterapie e rappresenta il rationale degli atti del Convegno. Il progetto presenta una forte integrazione tra istanze organizzative e valorizzazione delle tecniche: “Nel 2017 è stato attivato un Gruppo di Approfondimento Tecnico (GAT), promosso da DG Welfare di Regione Lombardia, che si è dato come obiettivi individuare le buone pratiche per utilizzare al meglio le attività espressive artistiche nei percorsi di cura” (Melorio, Viganò, 2026).
Stefano Barlati presenta una review formidabile sulle arti terapie nel trattamento dei disturbi mentali gravi. Passa in rassegna le evidenze scientifiche relative a questo campo, riprende alcune indicazioni contenute nelle Raccomandazioni di Buone pratiche SIRP (Semisa, Bellomo et al., 2022) e si sofferma sul report della WHO relativo al ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere: “Nel novembre 2019, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato un documento di sintesi rivoluzionario attraverso la sua Rete delle Evidenze sulla Salute (Health Evidence Network – HEN), dedicato al ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere. Questo report rappresenta la più completa revisione delle evidenze relative ad arte e salute realizzata fino ad oggi, costituendo un punto di riferimento fondamentale per il settore. La portata di questo lavoro è impressionante: la letteratura esaminata comprende oltre 900 pubblicazioni, includendo 200 revisioni sistematiche che a loro volta coprono più di 3.000 ulteriori studi” (Barlati, 2026; Fancourt, 2019). Le esperienze di arte terapia provenienti dal progetto GAT lombardo sono state realizzate in diversi luoghi: Centri Diurni, SPDC, servizi territoriali, NPIA. I lavori presentati al Convegno spaziano dallo sviluppare nuove esperienze “estetiche” per migliorare la qualità della vita e creare occasioni di benessere delle persone che vivono in ospedale (Selini, 2026) al considerare l’arte come sapere a cui attingere, luogo di ispirazione per la comprensione umana, della sua condizione esistenziale e del suo dolore, ma anche fonte di ispirazione per una cura (Rubino, 2026), al presentare dati epidemiologici, quali quelli rivenienti dalla survey GAT del 2019, svolta tramite questionario/intervista, che mostrava la mappa della diffusione delle varie tecniche nei diversi servizi (Motta, 2026).
Il lavoro di Francomano e coll. descrive la drammaterapia come un approccio riabilitativo multidimensionale che integra corpo, ruolo e distanza estetica all’interno della cornice teorica della “Realtà drammatica” e illustra i meccanismi d’azione principali: regolazione affettiva attraverso la distanza estetica, ampliamento del repertorio dei ruoli, potenziamento della mentalizzazione e della cognizione sociale, apprendimento esperienziale di gruppo e ristrutturazione narrativa (Francomano, 2026).
Infine, i colleghi del DSM di Lecce riportano i dati di una esperienza di Laboratorio di pittura presso un Centro Diurno, sottolineando che “l’opera d’arte, nell’ambito delle artiterapie, non costituisce un semplice prodotto estetico ma un oggetto mediatore capace di collocarsi nello spazio tra mondo interno ed esterno, favorendo l’elaborazione simbolica dell’esperienza soggettiva, i processi di mentalizzazione e la ricostruzione di un’identità narrativa. In quest’ottica, il laboratorio artistico si inserisce a pieno titolo nei percorsi recovery oriented, spostando il focus dal deficit alle risorse della persona” (Rizzo, De Donatis et al., 2026).
Spero in questa breve presentazione di aver tracciato una mappa per orientarsi nella ricchezza dei dati e modelli proposti sia nel Convegno in oggetto che nelle esperienze citate.
Per concludere, riporto qualche considerazione personale a chiarimento del sottotitolo. Il concetto di “assenza d’opera” deriva, come è noto, dalla celebre prefazione di M. Foucault alla “Storia della follia nell’età classica” del 1961 (nelle edizioni successive riportata come postfazione dal titolo “La follia, l’assenza di opera”), nella quale il filosofo francese descriveva i rapporti complessi tra razionalità, linguaggio, creatività e déraison (non sovrapponibile nella sua concezione alla malattia mentale) e postulava una sorta di eccedenza della creatività/follia verso “l’opera canonizzata dalla razionalità”. Al punto estremo della follia non vi è opera. D’altro canto, Foucault puntualizza che proprio da questo campo chiamato follia (ripeto non le forme mediche psicopatologiche) potrà partire una rivitalizzazione del linguaggio nelle arti (nello specifico la letteratura).
L’idea del recovery come “processo” potrebbe rappresentare lo strumento più idoneo, almeno in questa fase storica, a favorire relazioni, produzioni, abilitazioni nei pazienti rispettando i nuclei di assenza d’opera e il loro decorso temporale (sintomatologia negativa, avolizione, repentini esordi).
Ovviamente, l’intero fascicolo si basa sullo studio delle arti terapie in una visione scientificamente fondata, alla ricerca di evidenze o raccomandazioni di buone pratiche; la considerazione personale riportata vuole essere solo un suggerimento di ricerca su altro piano, storico/epistemologico, tenuto conto della peculiarità della tecnologia in esame, le arti terapie, prossime al crocevia soggettivo della creatività.
Infine, per una rassegna critica delle esperienze ed evidenze relative all’impiego delle arti-terapie ovvero, la riabilitazione mediante le arti grafiche, la musicoterapia, la danza-movimento-terapia e la teatro-terapia, consigliamo i lavori di Umberto Volpe e Caterina Viganò (Viganò 2021; Volpe 2016, 2021), per il loro rigore metodologico, ricchezza e aggiornamento dei dati, e non per ultimo, per la capacità di vivificare un filone di ricerca praticato da decenni in alcune università e realtà territoriali.
Bibliografia
- Barlati S. (2026) Le arti terapie nella riabilitazione psichiatrica: evidenze scientifiche, raccomandazioni e prospettive future. Errepiesse n.2/2026
- Fancourt D., Finn S. What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being? A scoping review. WHO, 2019
- Foucault M. (1961). Folie et Déraison. Histoire de la folie à l’âge classique, Plon, 1961
- Francomano M. (2026) Il corpo, il ruolo e la distanza estetica. Drammaterapia e riabilitazione psichiatrica: un’esperienza in struttura residenziale con esordi psicopatologici e disturbi di personalità. Errepiesse n.2/2026
- Melorio T., Viganò C. (2026) L’esperienza del Gruppo di Approfondimento Tecnico sulle arti terapie della Direzione Generale Welfare Regione Lombardia: buone pratiche, indicatori di esito e ricerca multicentrica sull’efficacia delle arti terapie nei percorsi di cura. Errepiesse n.2/2026
- Motta J. (2026) Tangibili sfumature: l’esperienza presso il Centro Diurno Day Care dell’ASST Papa Giovanni XXIII. Errepiesse n.2/2026
- Rizzo M., De Donatis T. et al. (2026) Il ruolo delle Artiterapie nella pratica clinica: il Laboratorio di pittura del Centro Diurno di Lecce come strumento di mediazione nel percorso di recovery. Errepiesse n.2/2026
- Rubino L. (2026) Percorsi istituzionali virtuosi per una valorizzazione delle artiterapie nei servizi psichiatrici. Errepiesse n.2/2026
- Selini V. (2026) La rivincita del colore. Arteterapia in SPDC. Errepiesse n.2/2026
- Semisa D., Bellomo A. et al. (2022) Raccomandazioni di buone pratiche in riabilitazione psicosociale per adulti. Fioriti Editore, Roma
- Viganò C., Magnotti R. (2021) Visual Art Therapy in Psychiatry Rehabilitation. In Volpe U. Arts Therapies in Psychiatric Rehabilitation. Springer.
- Volpe U. (2021) Arts Therapies in Psychiatric Rehabilitation. Springer.
- Volpe U., Facchini D., Magnotti R., Diamare S., Denti E., Viganò C. (2016) Le Arti-Terapie nel contesto della Riabilitazione Psicosociale in Italia: una rassegna critica. Psichiatria e Psicoterapia (2016) 35, 4, 154-180
Come citare questo articolo
Nigro, P.. (2026). Editoriale – Le arti terapie e la salute mentale: tra assenza d’opera e recovery. Errepiesse, Anno XX, 2, 7-10.