L’arte nella cura: l’Arteterapia nei percorsi di presa in carico del minore in UONPIA

Pubblicato in: Errepiesse – Anno XX, n. 2, ottobre 2026

L’arte nella cura: l’Arteterapia nei percorsi di presa in carico del minore in UONPIA

S. C. di NPIA, ASST GOM Niguarda

Abstract

L'Arteterapia nei servizi UONPIA è un intervento clinico integrato che utilizza il linguaggio artistico come strumento espressivo e relazionale in età evolutiva. Essa si sviluppa all'interno di un setting strutturato che favorisce l'elaborazione dei vissuti emotivi attraverso il fare creativo. Il percorso arteterapeutico comprende fasi di osservazione, trattamento e lettura dell'esperienza, e può essere declinato in interventi individuali, familiari e di gruppo. Le esperienze cliniche riportate evidenziano il contributo dell'Arteterapia nel sostenere lo sviluppo espressivo, simbolico e relazionale in diverse condizioni psicopatologiche, facilitando anche la comunicazione tra minore, famiglia ed équipe. Nel complesso, rappresenta uno strumento di cura che valorizza le risorse del soggetto e promuove processi di crescita e trasformazione.

Scarica PDF

Introduzione

L’intervento arteterapeutico nei servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (UONPIA) si configura come un approccio clinico strutturato, capace di integrare dimensioni educative, espressive e riabilitative. La proposta qui presentata si fonda sul modello polisegnico dell’Arteterapia, sviluppato nell’ambito della scuola ArTeA, fondata e diretta da Achille De Gregorio, che vanta oltre trentacinque anni di attività formativa nel panorama italiano. Il progetto si inserisce, pertanto, all’interno di una cornice metodologica rigorosa, in cui l’esperienza artistica diviene uno strumento privilegiato per la comprensione e la trasformazione dei vissuti del minore.

Fondamenti teorici e metodologici dell’arteterapia

In questo contesto, l’Arteterapia viene definita come un percorso organizzato e intenzionale, non casuale, in cui il soggetto è accompagnato a costruire un linguaggio non verbale basato sulle immagini. Tale linguaggio non si esaurisce in una funzione meramente espressiva, ma assume progressivamente le caratteristiche di una vera e propria grammatica simbolica, attraverso la quale il bambino o l’adolescente impara a rappresentare, elaborare e comunicare contenuti interni. Come evidenziato nella prospettiva teorica di riferimento, il percorso arteterapeutico consente al soggetto di acquisire competenze analoghe a quelle implicate nei processi di alfabetizzazione: così come si apprende a leggere e a scrivere, si impara anche a “pensare per immagini”, a mettere a fuoco e a visualizzare. Tale apprendimento non è spontaneo, ma mediato da regole, tecniche e procedure legate all’uso dei materiali e alla sperimentazione guidata. In questa prospettiva, l’Arteterapia non si configura come una pratica libera o meramente ricreativa, bensì come uno strumento strutturato, fondato su elementi metodologici precisi. Uno degli elementi cardine è rappresentato dall’Atelier, inteso non semplicemente come luogo fisico, ma come spazio simbolico e relazionale. La strutturazione dell’ambiente e la selezione dei materiali assumono un ruolo determinante nel favorire l’emergere dell’esperienza creativa. L’Atelier è progettato in modo da essere riconoscibile, stabile e adatto a contenere l’esperienza emotiva: un luogo in cui il bambino può orientarsi, sentirsi accolto e progressivamente appropriarsi dello spazio. La scelta dei materiali non è casuale, ma risponde a criteri specifici legati alla loro qualità sensoriale, alla possibilità di manipolazione e alla capacità di attivare differenti modalità espressive. Tale scelta è personalizzata rispetto al funzionamento del minore e non avviene secondo modalità standardizzate. All’interno di questo setting, il soggetto è invitato a esplorare, sperimentare e costruire senza imposizioni direttive, ma all’interno di una cornice chiara e condivisa. La non direttività non implica assenza di struttura, bensì la presenza di una guida discreta, capace di sostenere il processo senza determinarlo.

Obiettivi e metodologia dell’intervento

L’intervento arteterapeutico si propone di favorire la comunicazione, il benessere emotivo e l’integrazione nelle realtà gruppali, utilizzando il linguaggio artistico come canale espressivo, relazionale e di mediazione terapeutica. Gli obiettivi vengono declinati in relazione alle caratteristiche e ai bisogni specifici dei minori presi in carico. Ad esempio, in presenza di difficoltà attentive e comportamentali, come nei disturbi da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il lavoro è orientato al potenziamento delle capacità attentive, organizzative e di contenimento. Nei disturbi della regolazione emotiva, l’intervento mira a sostenere il riconoscimento, l’espressione e l’elaborazione delle emozioni e dei contenuti interni attraverso modalità alternative al linguaggio verbale. Nei disturbi dello spettro autistico, particolare attenzione viene posta sullo sviluppo dell’adattabilità a situazioni nuove, alla flessibilità e alla possibilità di costruire modalità di contatto e comunicazione attraverso l’esperienza artistica e sensoriale. Centrale nel modello polisegnico ArTeA è il concetto di “stare” nel processo insieme al bambino o all’adolescente, sostando anche nelle difficoltà, senza anticiparle. Il percorso arteterapeutico viene costruito insieme al minore: l’arteterapeuta assume una funzione di guida e accompagnamento, sostenendo il soggetto nell’esplorazione e nella progressiva comprensione delle proprie modalità relazionali, emotive ed espressive. In questa prospettiva, il valore dell’intervento non risiede principalmente nel prodotto artistico finale, ma nella qualità del processo che conduce alla sua realizzazione, nelle modalità con cui il soggetto affronta materiali, limiti, emozioni e difficoltà emerse durante l’esperienza creativa. I percorsi vengono attivati nell’ambito della presa in carico multidisciplinare UONPIA e modulati sulla base dell’età, del funzionamento e delle risorse del minore. Gli interventi possono svolgersi in setting individuale oppure in piccolo gruppo. I gruppi, generalmente composti da due a cinque partecipanti, vengono strutturati secondo criteri di compatibilità rispetto al funzionamento, alle competenze relazionali e agli obiettivi terapeutici condivisi. I percorsi prevedono generalmente incontri settimanali della durata di 45-60 minuti, in una cornice temporale complessiva variabile rispetto agli obiettivi clinici e al progetto terapeutico individualizzato. Secondo il modello, lo strumento utilizzato per la raccolta e l’analisi dei manufatti prodotti è la cartella di Arteterapia, la quale svolge diverse funzioni: documentare il percorso nel tempo, monitorare i cambiamenti e i progressi, analizzare le singole opere e supportare la valutazione complessiva dell’intervento. La cartella consente di mantenere una traccia concreta dell’evoluzione del linguaggio espressivo del soggetto, offrendo al terapeuta uno strumento di osservazione sistematica e di riflessione clinica. L’accesso ai percorsi di Arteterapia avviene su invio del neuropsichiatra infantile o dello psicologo referente della UONPIA, nell’ambito di una presa in carico multidisciplinare. I criteri di inclusione comprendono la presenza di difficoltà nell’area emotiva, relazionale, comunicativa o comportamentale, per le quali il linguaggio artistico possa rappresentare un canale espressivo e terapeutico adeguato.

Il percorso arteterapeutico: fasi e articolazione

Il percorso si articola in tre fasi principali, successive e interconnesse. La prima fase è rappresentata dall’indagine di creatività. In questa fase iniziale, l’attenzione non è rivolta alle difficoltà o ai deficit del soggetto, ma ai suoi punti di forza. Si parte da ciò che il bambino o l’adolescente è in grado di fare, per poi esplorare progressivamente i diversi materiali presenti nell’Atelier. L’obiettivo è individuare le risorse espressive, le modalità di approccio ai materiali e le potenzialità creative. Questa prospettiva consente di costruire un intervento centrato sulle competenze, piuttosto che sulle mancanze. La seconda fase è costituita dal trattamento vero e proprio, in cui il “fare arte insieme” diventa il nucleo centrale dell’intervento. Il soggetto è coinvolto in un percorso di produzione di immagini e manufatti, attraverso cui si attivano processi di espressione, simbolizzazione e trasformazione. La terza fase riguarda la decodifica, che viene condotta secondo tre diverse ottiche. La prospettiva fenomenologica considera le modalità di utilizzo dello spazio da un punto di vista artistico (organizzazione dello spazio-foglio, linea, tratto, pieni e vuoti). La prospettiva relazionale analizza il rapporto che si instaura con i materiali, con l’arteterapeuta ed eventualmente con i compagni di gruppo. La prospettiva psico-sociale osserva il funzionamento del soggetto nei diversi contesti, ponendo particolare attenzione a come “sta” all’ingresso e all’uscita dall’Atelier e ai processi di generalizzazione degli apprendimenti nei contesti di vita quotidiana, come quello domestico e scolastico. La lettura delle opere non si limita, dunque, a un’interpretazione simbolica, ma considera in modo integrato gli aspetti processuali, relazionali e contestuali.

In occasione del convegno “Il ruolo delle Artiterapie nella pratica clinica: integrazione ed efficacia nei percorsi di cura”, si è deciso di condividere, seppur sinteticamente, l’espressione concreta dell’applicazione dei principi esposti finora e dell’evoluzione del percorso di alcuni bambini e adolescenti presi in carico presso la UONPIA di Via Ippocrate. Le immagini che stiamo per proporvi sono pubblicate previa acquisizione del consenso informato dei soggetti coinvolti. Ogni contenuto è stato trattato nel rispetto della privacy e opportunamente anonimizzato ai fini della pubblicazione. I nominativi dei bambini sono stati sostituiti con nomi di fantasia.

Il caso di Piergiuseppe: dallo scarabocchio alla narrazione

Il percorso di Piergiuseppe, iniziato all’età di cinque anni in presenza di un disturbo della regolazione emotiva, rappresenta un esempio significativo dell’efficacia dell’Arteterapia nel favorire lo sviluppo espressivo e simbolico. L’intervento ha avuto una durata totale di sei anni (2006-2012) con un incontro settimanale individuale. Nelle fasi iniziali, il bambino accedeva all’Atelier posizionandosi in un angolo della stanza, dove rimandava per tutta la durata dell’incontro, mostrando modalità relazionali molto limitate. Al centro dello spazio erano predisposti un tavolino, due sedie, fogli e matite. L’arteterapeuta si poneva accanto a lui, condividendo l’attività di tracciamento dei segni e sostando nel tempo che Piergiuseppe dedicava allo scarabocchio. L’attività grafica caratterizzata dallo scarabocchio può essere intesa, secondo la tradizione teorica di Margaret Naumburg ed Edith Kramer, come un evento prevalentemente cinetico. In questa fase, il gesto grafico è legato al piacere motorio e visivo e rappresenta un’espressione dei movimenti del corpo, più che un atto intenzionalmente rappresentativo. Lo scarabocchio non implica ancora un’elaborazione intellettiva complessa, ma costituisce un primo livello di contatto con il segno e con la possibilità di lasciare una traccia. Questo passaggio risulta fondamentale, in quanto rappresenta la base su cui si costruiranno forme più strutturate di rappresentazione. Progressivamente, il segno di Piergiuseppe si organizza e acquisisce maggiore struttura. Il bambino inizia a collocare gli elementi nello spazio in modo più ordinato, aprendo alla possibilità di un ulteriore sviluppo del processo. Un momento di svolta è rappresentato dall’introduzione della tecnica del disegno dal vero, descritta da Rocco Quaglia, che prevede un luogo definito, un compito specifico e una consegna chiara. Attraverso tale tecnica, il bambino è invitato a osservare e rappresentare oggetti concreti, ampliando il proprio spazio esperienziale e sviluppando competenze percettive e cognitive. Nel caso specifico, attraverso l’utilizzo di un cavalletto in legno, un foglio in plexiglass e un pennarello cancellabile, Piergiuseppe inizia a rappresentare oggetti quotidiani, quali una palla, una macchina, un aereo, una barca, un vaso con fiori e una bottiglia. Il raggiungimento di questa tappa segna il passaggio da un’attività prevalentemente motoria a una forma di rappresentazione intenzionale. Inoltre, a testimonianza dello sviluppo di un interesse relazionale verso l’altro, Piergiuseppe ha rappresentato nel disegno, oltre agli oggetti, anche una persona, l’arteterapeuta stesso. L’obiettivo, in questo caso, è favorire l’acquisizione di abilità evolutive significative e, in particolare, la possibilità di incontrare lo sguardo dell’altro. In questo senso, l’arteterapeuta, stando nel processo dell’altro, intercetta e sostiene i passaggi evolutivi possibili. Piergiuseppe presenta una memoria visiva particolarmente sviluppata, che richiama quasi quella dell’artista Stephen Wiltshire, noto per la capacità di riprodurre a memoria interi skyline. L’artista utilizza prevalentemente un pannello orizzontale ricurvo di grande formato, sviluppato in lunghezza, che gli consente di rappresentare paesaggi estesi. In collaborazione con la famiglia, viene quindi progettato un dispositivo analogo a quello utilizzato dal famoso artista, adattato alle esigenze del bambino e realizzato personalmente dal padre falegname. La particolare estensione longitudinale della tavola consente al bambino di organizzare le idee e disporle in sequenza, una in relazione all’altra, favorendo così un gesto grafico che diventa strumento per strutturare un’elaborazione cognitiva e consequenziale della realtà. Tale strumento si rivela funzionale ai suoi bisogni, consentendogli di passare progressivamente dalla riproduzione alla narrazione. Le immagini diventano così strumenti narrativi attraverso cui rappresentare esperienze e luoghi significativi, come i paesaggi dei luoghi in cui trascorre le vacanze. Il percorso culmina infine nel passaggio dal tratto alla parola, con una progressiva integrazione tra dimensione visiva e verbale. Piergiuseppe arriva a utilizzare la scrittura per raccontare contenuti appresi a scuola, in particolare nell’ambito della storia, che tanto lo appassiona. Attualmente, divenuto adulto, ha frequentato il liceo classico ed è iscritto alla facoltà di Storia, disciplina coltivata fin dall’infanzia.

Il caso di Gabriele: il primato della materia

Il percorso di Gabriele, iniziato all’età di sei anni con diagnosi di autismo infantile associato a ritardo cognitivo lieve, evidenzia un differente modo di rapportarsi all’esperienza artistica. Il percorso di Gabriele ha avuto la durata di due anni, dal 2014 al 2016, con incontri individuali a cadenza settimanale. All’interno dell’Atelier, al bambino viene offerta la possibilità di dare forma ai suoi interessi, in particolare alla rappresentazione di draghi e soggetti inizialmente ispirati ai cartoni animati.

Nel suo caso emerge una marcata preferenza per la dimensione materica. I materiali diventano il principale canale di esplorazione ed espressione, più ancora del segno grafico. La manipolazione, il contatto sensoriale e la trasformazione della materia assumono un ruolo centrale. Attraverso questi processi, Gabriele riesce a dare corpo, volume e fisicità ai propri personaggi.

Dopo un primo approccio all’argilla, manifesta spontaneamente il desiderio di esplorare materiali differenti, al fine di realizzare composizioni più complesse, come nel caso della costruzione di una balena. Questa modalità espressiva risulta coerente con le caratteristiche del funzionamento autistico, in cui l’esperienza sensoriale rappresenta un canale privilegiato di accesso alla relazione con il mondo. L’Arteterapia consente di valorizzare tale dimensione, favorendo l’emergere di forme espressive progressivamente più strutturate. Con il progredire degli incontri, Gabriele non si limita più a riprodurre i soggetti dei cartoni animati che lo affascinano, ma inizia a utilizzare i materiali a disposizione per dare forma a ciò che abita il suo mondo interiore. In questo modo emerge una competenza di grande valore: la capacità di esprimere e rendere accessibili agli altri frammenti di sé. In particolare, si evidenzia la necessità di esprimere un’emozione che ricorre con una certa insistenza in tutte le sue opere, ovvero la rabbia, che trova finalmente modo di emergere.

Figura 4. Draghi in argilla

Il caso di Giorgio: la rielaborazione del sé

Il percorso di Giorgio, iniziato all’età di cinque anni in presenza di un disturbo della regolazione emotiva, si concentra in particolare sulla rappresentazione e rielaborazione del sé. Il percorso ha avuto una durata totale di un anno (2023-2024) con un incontro settimanale individuale. La domanda “Come ero quando sono arrivato?” costituisce il punto di partenza per un processo riflessivo che si sviluppa attraverso l’integrazione di diversi linguaggi espressivi: disegno, scrittura, argilla e disegno dal vero.

Attraverso tali strumenti, il bambino riscopre il desiderio di dar voce alla propria esperienza e viene accompagnato a riconoscere i cambiamenti avvenuti nel tempo, costruendo una narrazione di sé. Come si può osservare in Figura 5, Giorgio riconosce l’avvenuto cambiamento interiore, che si manifesta principalmente nella graduale acquisizione della capacità di esprimersi. Si nota, inoltre, come inizialmente si rappresenti con un’espressione triste, che progressivamente lascia spazio a un sorriso.

Figura 5. «Come ero quando sono arrivato?»

Il caso di Gaia: arteterapia e mutismo selettivo

Il percorso di Gaia, adolescente con disturbo della regolazione emotiva e mutismo selettivo, evidenzia il potenziale dell’Arteterapia come canale comunicativo alternativo al linguaggio verbale. La durata del suo percorso è stata di un anno (2023-2024) con incontri individuali a cadenza settimanale. Attraverso il processo iconico, la ragazza costruisce progressivamente un racconto, in cui risulta significativo l’uso del colore. I primi disegni raffigurano oggetti essenziali, o addirittura il nulla, e sono rigorosamente in bianco e nero. Verso la fine del percorso, in maniera progressiva, le opere realizzate si arricchiscono di particolari fino ad arrivare alla raffigurazione di una casa, dotata di porta, finestre e giardino, accantonando i toni del nero e lasciando spazio al colore. Tale produzione simbolica riflette un processo di apertura e di progressiva possibilità di comunicazione. In situazioni in cui la parola risulta inibita o difficilmente accessibile, l’immagine offre un canale privilegiato di espressione. Attraverso il colore, il disegno e la manipolazione, Gaia può comunicare contenuti altrimenti inesprimibili, avviando un percorso di apertura relazionale.

Il lavoro con le famiglie: costruire connessioni

L’intervento arteterapeutico non si limita al lavoro individuale con il minore, ma può essere esteso al contesto familiare. Gli incontri con i genitori, realizzati attraverso attività espressive condivise, hanno l’obiettivo di favorire la costruzione di connessioni autentiche tra genitori e figli. Attraverso l’uso del colore, dell’argilla e del disegno dal vero, i membri della famiglia sono invitati a sperimentare nuove modalità relazionali. Il lavoro generalmente si articola in incontri settimanali e mira a sviluppare una maggiore consapevolezza del rapporto genitori-figlio. Le attività proposte, come la realizzazione di un vaso con diverse argille o la costruzione di ponti simbolici, assumono un valore metaforico e relazionale, facilitando l’emergere di dinamiche familiari spesso difficili da verbalizzare. In collaborazione con la dott.ssa Chiara Pisacreta, sono stati realizzati dieci incontri a cadenza settimanale nel biennio 2023-2024.

Il lavoro di gruppo: bambini e adolescenti

L’Arteterapia si presta anche a interventi di gruppo, sia con bambini che con adolescenti. Nel lavoro con i bambini, l’intervento è orientato allo sviluppo di abilità prescolari. Le attività arteterapeutiche contribuiscono a potenziare competenze quali la coordinazione, l’attenzione e la capacità di seguire consegne, all’interno di un contesto motivante e non giudicante. In collaborazione con la dott.ssa Chiara Luzzoli, sono stati realizzati dieci incontri settimanali nel 2025 con un gruppo di sei bambini. Nel lavoro con gli adolescenti, l’obiettivo principale è favorire l’incontro con l’altro e la costruzione di uno spazio condiviso. Attraverso l’esperienza artistica, i partecipanti sono invitati a ritrovarsi, confrontarsi e sperimentare modalità relazionali alternative. La dimensione materica assume un ruolo centrale, poiché permette un coinvolgimento diretto e immediato, facilitando l’espressione di emozioni difficili da verbalizzare. I percorsi di Arteterapia con gli adolescenti possono supportare il lavoro su diverse problematiche, come ad esempio difficoltà nella gestione dell’ansia o dello stress, bassa autostima, conflitti relazionali con pari o figure adulte, fatiche legate all’identità personale, elaborazione di eventi traumatici o vissuti di disagio emotivo, offrendo strumenti creativi per esplorare e rielaborare questi vissuti in modo sicuro e contenuto. In collaborazione con la dott.ssa Francesca Marengo, sono stati realizzati dieci incontri settimanali nel 2022 con un gruppo di dieci adolescenti.

In Figura 12 una delle opere più significative proposte ai ragazzi, il Ponte di Leonardo: i tronchi si sostengono reciprocamente senza l’uso di colla o altri strumenti di fissaggio, ciascun elemento ha un ruolo fondamentale nella stabilità complessiva. Ai ragazzi viene consegnato un tubo da personalizzare seguendo un modello comune, tutti i tubi messi insieme formano il ponte, mostrando concretamente come la cooperazione e l’attenzione al dettaglio di ciascuno contribuiscano alla realizzazione di una struttura solida e funzionale.

Esiti e riflessioni

Uno degli insegnamenti principali dell’esperienza arteterapeutica riguarda il rapporto tra spazio, tempo e apprendimento. Quando l’attività grafico-plastica è inserita in uno spazio strutturato, protetto e rassicurante, essa diventa un vero e proprio luogo dell’espressione. Il luogo viene progressivamente conosciuto e interiorizzato e il tempo dedicato all’esperienza acquista continuità e significato; l’attività si trasforma in crescita personale e genera un senso di appartenenza. In questo contesto, il bambino o l’adolescente, se adeguatamente motivato, è in grado di apprendere e di parlare di sé. L’esperienza artistica diventa così uno strumento di conoscenza e trasformazione. Una testimonianza particolarmente significativa di Georgia O’Keeffe, celebre per le sue opere che esplorano forme naturali e paesaggi con un linguaggio visivo potente e originale, sottolinea come l’arte permetta di esprimere contenuti altrimenti inesprimibili: «Ho scoperto di poter dire cose con i colori e con le forme che non riuscivo a dire in nessun modo, per cui non avevo parole». Questa osservazione riflette il cuore dell’Arteterapia, che, come visto nel contesto della presa in carico in UONPIA, si configura come un intervento strutturato, basato su solide fondamenta teoriche e metodologiche. Attraverso l’uso di immagini, materiali e spazio, l’Arteterapia favorisce processi di espressione, apprendimento e trasformazione. Le esperienze cliniche dimostrano la sua capacità di adattarsi a diverse condizioni, valorizzando le risorse individuali e promuovendo lo sviluppo di competenze espressive e relazionali. La centralità del fare artistico, la cura del setting e la pluralità delle prospettive interpretative rendono questo approccio particolarmente efficace nel lavoro con bambini e adolescenti in ambito neuropsichiatrico. In definitiva, l’Arteterapia non è solo un’attività espressiva: è un percorso di costruzione di significato, in cui il soggetto diventa autore del proprio linguaggio e protagonista del proprio processo di crescita, sperimentando modalità alternative per comunicare ciò che le parole non bastano a dire.

Figura 12. «Ponte di Leonardo»

Bibliografia

  1. Naumburg M. Dynamically Oriented Art Therapy: Its Principles and Practice. New York: Grune & Stratton; 1966.
  2. Kramer E. Art as Therapy with Children. New York: Schocken Books; 1971.
  3. Happé F., Frith U. Autismo e talento: svelare il mistero delle abilità eccezionali. Trento: Erickson; 2012.
  4. De Gregorio A., Leuratti A., Cattaneo P., Durante M., Battistella A., Trevisiol G. Riabilitare con l’Arteterapia: contesti, percorsi ed esperienze. Milano: Franco Angeli; 2014.
  5. Denner A., Malavasi L. Arteterapia: metodologia e ricerca. Atelier terapeutici di espressione plastica. Pisa: Edizioni Del Cerro; 2002.
  6. Evans K., Dubowski J. Art Therapy with Children on the Autistic Spectrum. London: Jessica Kingsley Publishers; 2001.
  7. Longobardi C., Negro A., Pagani S., Quaglia R. Il disegno infantile: una rilettura psicologica. Torino: UTET; 2001.
  8. Lowenfeld V., Brittain W.L. Creatività e sviluppo mentale. 2ª ed. Firenze: Giunti Barbera; 1967.

Come citare questo articolo

Battezzati, A. L.; Fontana, M.; Incoronato, P.; Vignoli, A.. (2026). L’arte nella cura: l’Arteterapia nei percorsi di presa in carico del minore in UONPIA. Errepiesse, Anno XX, 2, 91-101.

Altri articoli dello stesso numero

Vai al numero completo